La lettre du GERPISA no 107 (novembre 1996)

Dibattito - Giuseppe Volpato


Soprattutto continuiamo l'esperienza GERPISA

L'ultima sessione del 4o Incontro del GERPISA ha affrontato il tema della collaborazione futura degli associati. Si tratta di una questione molto importante, ma non semplice da risolvere, anche se per motivi in larga misura indipendenti dalla volontà dei singoli ricercatori. In estrema sintesi vi è stata la proposta di Michel Freyssenet di definire delle problematiche teoriche di comune interesse e di derivarne un programma di ricerca organico e articolato. A me invece è parso più realistico pensare a un GERPISA-Agora inteso come luogo di incontro apero in cui periodicamente gli associati si trovano e confrontano le proprie ricerche. Ritorno su quel dibattito per sottolineare che la mia proposta non è necessariamente alternativa alla proposta di Michel ma solamente complementare. Per esprimere questa idea in moda conciso e non noioso userò la forma di una auto-intervista.

Domanda: Caro Giuseppe, cosa pensi delle proposte di organizzazione del lavoro futuro del GERPISA fatte da Jean-Pierre Durand e da Michel Freyssenet sulla Lettre du GERPISA ndeg.105?

Risposta: Sono proposte molto attraenti alle quali mi piacerebbe partecipare, ma temo que mi sarà difficile.

Domanda: In cosa non concordi con la loro impostazione?

Risposta: Dal punto di vista logico io concordo perfettamente con loro. Recentemente ho iniziato con alcuni colleghi dell'Università Ca' Foscari di Venezia una ricerca sui rapporti fra fornitori di componenti e case automobilistiche e naturalmente abbiamo definito le ipotesi generali di ricerca e ci siamo divisi il lavoro proprio come propongono Michel e Jean-Pierre.

Domanda: E allora perché non si può applicare questa impostazione anche al lavoro futuro del GERPISA?

Risposta: Io non dico che non si possa, dico que io probabilmente non potrò e quindi sono restio a prendermi degli impegni che temo di non poter rispettare per motivi di tempo e per carenza di finanziamenti alla ricerca.

Domanda: Però nel primo triennio del Reseau International si è fatto cosi, non è vero?

Risposta: Si perché c'era un provvidenziale finanziamento della CEE e perché (per quanto mi riguarda) io avevo più tempo a disposizione e minori impegni universitari. Oggi con un maggior carico di lavoro universitario e un finanziamento alla ricerca ridotto a livelli ridicoli mi pare impossibile (salvo novità, come ad esempio un nuovo finanziamento CEE) partecipare aun programma strutturato del GERPISA.

Domanda: Allora tu proponi di trasformare il GERPISA in uno schema in cui ognuno faccia le ricerche nei tempi e nelle forme che gli sono possibili?

Risposta: Appunto ognuno faccia ciò che può nei tempi e nelle forme che gli sono possibili. Ad esempio il gruppo dei ricercatori francesi, quello più numeroso, che ha sistematiche occasioni di incontro, e che può contare su finanziamenti di ricerca meno ristretti di altri, potrebbe e dovrebbe cercare di definire un programma-quadro con obiettivi e modalità di ricerca ben definiti nei diversi aspetti organizzativi, come propongono Michel e Jean-Pierre. Altri invece procederanno alle condizioni consentite dalle loro condizioni di lavoro.

Domanda: Ma allora se ho ben capito non sei contrario a che ci sia un gruppo di ricerca ben strutturato?

Risposta Certo che non sono contrario. Anzi io spero che ci sia un gruppo trainante che continui il proprio programma di ricercae che svolga il ruolo di nucleo del Reseau. Questo nucleo svolge un ruolo essenziale per la sopravvivenza del GERPISA. Propongo solo che il GERPISA resti una struttura aperta capace di accogliere ricercatori impegnati a diverse velocità. Quello a cui sono contrario è un GERPISA chiuso nel quale o si è dentro al progetto strutturato o si è fuori. Io sono in favore di un GERPISA aperto a cui tutti possono contribuire in proporzione al tempo e alle risorse dedicate a questa specifica area di ricerca. Alcuni avranno un ruolo più trainante, altri un ruolo di accompagnamento.

Domanda: Ma non credi che in questo modo ci sia un pericolo di colonizzazione del GERPISA da parte del gruppo di ricerca centrale?

Risposta: Da un lato io non ho alcun timore di sudditanza, perché penso di saper difendere le mie idee, dall'altro devo dire, parafrasando la frase di un rivoluzionario messicano "la terra appartiene a chi la lavora con le proprie mani", che "il GERPISA appartiene a chi si impegna a farlo crescere con ilavoro di tutti i giorni". Io purtroppo non ho questa possibilità (ad esempio sto scrivendo queste considerazioni il sabato pomeriggio, dopo aver preparato il compito scritto di Business Administration da dare ai miei studenti e prima di correggere le bozze di un nuovo libro), ma sono molto grato a Michel, a Bécir, a Nicolas, a Carole, e a tutti gli altri amici del GERPISA per tutto il lavoro fantastico che hanno fatto e che spero potranno continuare a fare. Quello che mi auguro è che anche il mio contributo, e quello di altri che si trovano nella mia situazione, possa ulteriormente arricchire il GERPISA in modo che esso continui ad essere un punto di riferimento essenziale per chi si occupa di industria automobilistica.


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